Il PARADOSSO DELLA SAGGEZZA

Le scienze biologiche descrivono l’inizio dell’invecchiamento come il periodo in cui si perdono le capacità riproduttive, si va incontro alla progressiva e irreversibile alterazione dei tessuti dell’organismo e al rallentamento delle funzioni con il conseguente ammalarsi dell’individuo. Se da una parte l’invecchiamento è considerato impoverimento e perdita di alcune strutture e funzioni, dall’altra è anche conservazione e perfezionamento di altre. Ogni persona con il passare del tempo, va incontro a delle leggi naturali che governano i processi di invecchiamento, quali un deterioramento delle capacità di apprendere e memorizzare, ma anche la conservazione e l’affinamento di certi processi logici e concettuali. Al tempo stesso appaiono di grande rilevanza le variabili individuali, relative alle caratteristiche e alle esperienze di vita, che si evidenziano nella decadenza di quelle abilità meno utilizzate e nel consolidamento di quelle maggiormente esercitate.

Con l’avanzare dell’età, pertanto, le funzioni dell’organismo, compreso lo stesso cervello, non fanno che deteriorarsi, ma c’è una parte che si rafforza con l’età ed è la nostra mente. A dispetto dell’inevitabile deterioramento cerebrale essa riesce infatti a sfruttare al meglio le sue capacità, integrando pensiero ed esperienza, emotività, empatia ed intuizione.

Ad affermare ciò è il neuropsicologo di origine ebrea-russa di fama mondiale Elkhonon GOLDBERG. Ossia, non è vero che con l'avanzare dell’età la salute del nostro cervello e le nostre funzioni mentali non fanno altro che deteriorarsi. Al contrario: la mente si rafforza con l'età perché il cervello "maturo" riesce a sfruttare meglio la sua capacità di riconoscere modelli, cioè riesce a integrare pensiero ed esperienza usando meglio l'emotività, l'empatia e l'intuizione.

In questo libro GOLDBERG ci accompagna in modo personale ed originale in un viaggio che ci porta a comprendere meglio le dinamiche che alimentano e guidano soprattutto la nostra capacità di "problem solving". È un viaggio che a tratti si fa impervio fra concetti e termini scientifici, ma nello stesso tempo ci porta ad apprezzare la valenza di alcuni fondamentali scoperte fatte nel campo della neurobiologia riguardo al funzionamento del cervello: una struttura con una grande capacità di autoorganizzazione, in grado di produrre neuroni durante tutta la sua esistenza, ad essere rinforzato in questo processo con opportuni stimoli e, capace di gestire in modo diverso le novità e le informazioni già acquisite e i compiti di routine. Ovvero come lo stesso compito attivi aree cerebrali diverse a seconda dell’esperienza di chi le svolge.

In considerazione di ciò, GOLDBERG, nella descrizione del cervello, si addentra nel tema degli emisferi cerebrali e della loro funzione contraddicendone la categoricità: analitico, sede del linguaggio, della scrittura, del pensiero razionale, l’uno, sintetico, spaziale, creativo, sede dell’intelligenza artistica dell’altro. Egli afferma invece che nell’arco della vita si può verificare un cambiamento trasferendo le funzioni da un emisfero all’altro. Il centro di gravità cognitivo dunque si sposta da sinistra a destra e la maturità permette di vedere cose nuove attraverso il prisma dell’esperienza.

Queste scoperte, in particolar modo, riguardano la distinzione del concetto stesso di cervello rispetto alla mente; mentre il cervello con l’età è fisiologicamente destinato ad un organico invecchiamento, la mente grazie alla sua plasticità ha la capacità di rafforzare determinate potenzialità operative proprie con l’età. Queste potenzialità della mente però non si acquisiscono per caso, ma sono il frutto di esperienze ricche di continui stimoli e sfide gestiti consapevolmente in modo da formare quella che GOLDBERG definisce una “armatura mentale”. Infatti GOLDBERG evidenzia: “una vita mentale ricca di esperienze, che affronta le sfide mentali frequentemente e senza esserne turbata, ci ricompensa con un ricco arsenale di strumenti cognitivi i quali ci rigenerano abbondantemente man mano che invecchiamo e ci proteggono dagli effetti del declino celebrale”.

Invecchiando si acquisiscono maggiori capacità di risolvere problemi complessi, basandosi sul riconoscimento dei modelli cognitivi sviluppati nel corso della vita. È questa capacità di sfruttare le esperienze acquisite e ciò che viene da GOLDBERG definita saggezza, che non a caso è associata all’età matura.

È dimostrato come la ragione guadagna forza con l’esperienza, con la cognizione, con l’esercizio e con la riflessione; la mente diventa più acuta e il concatenamento delle idee più chiaro; in ogni materia si acquista, in grado sempre maggiore, vedute d’insieme sulle cose; le combinazioni sempre più variate delle cognizioni che già si possiedono, i nuovi acquisti che vengono ad aggiungersi, favoriscono il progresso continuo dello sviluppo intellettuale, nella direzione in cui il soggetto trova maggior occupazione.

Chi ha una vita più ricca di esperienze e di sfide è in grado di sviluppare modelli più complessi, e quindi di affrontare un maggior numero di situazioni nuove come se fossero familiari. Anche i cervelli danneggiati possono compiere performance eccezionali in quanto non necessariamente sono compromesse le funzioni cognitive, non solo ma il cervello è abbastanza flessibile per rispondere a nuove esigenze generate dallo stile di vita.

A questo proposito di certo interesse il terzo capitolo dedicato alle "menti anziane e potenti della storia", nel quale, si spiega da una parte, come anziani molto competenti in uno specifico settore riescono a gestire situazioni impegnative anche quando mostrano già deficit di memoria e di attenzione: ad esempio artisti come E. CHILLIDA o W. DE KOONING, che hanno realizzato opere importanti quando erano già malati di Alzheimer, dall’altra, come nella memoria di ciascuno di noi sono ben presenti figure emblematiche di anziani che con le propria vita, il proprio lavoro o il proprio operato sono diventati punti di riferimento di assoluto rilievo nel campo civile, spirituale, artistico, politico. Nella storia più recente si possono ricordare A. RUBINSTEIN, morto all’età di 95 anni che continuava a suonare quando era ormai vecchio, GOETHE, che completò il Faust, l’opera che l’ha reso immortale a 83 anni e GAUDÍ, l’architetto catalano che morì in un incidente a 74 anni, al vertice dell’attività creativa lasciando incompiuta la sua cattedrale, la Sagrada Famiglia di Barcellona.

Anche nella storia italiana vi sono esempi significativi: Sandro PERTINI fu eletto Capo dello Stato all’età di 82 anni. Un uomo con una esperienza di vita contrassegnata dall’esilio, dal carcere, dalla partecipazione alla resistenza, e prima di tutto, da un grandissimo impegno civile e politico, che lo rese un simbolo per tutti gli italiani.

Questo riferimento, suggerisce una considerazione di carattere generale: per alcune cariche, per lo più caratterizzate da importanti responsabilità nei confronti della società, l’età assume un peso rilevante. Si ipotizza, infatti, che la maturità dell’età adulta sia tale da consentire una lettura della società e dei suoi problemi più consapevole e "distaccata" di quella che potrebbe essere data da una persona giovane, considerata invece più competitiva dal punto di vista professionale, quando entrano in gioco altri tipi di incarichi e quindi altre valutazioni.

Non tutte le personalità hanno raggiunto la saggezza, la loro memoria e la loro attenzione sono state colpite, però una cosa è certa: la loro precedente esperienza è servita ad accumulare un insieme di modelli cognitivi utili a permetter agli stessi di fronteggiare molte situazioni, a mostrare competenza nei loro rispettivi campi.

L’analisi della saggezza nelle persone che invecchiano è controversa e può essere considerata da diversi punti di vista. La prospettiva storica mette in evidenza come in molte culture e società la saggezza era considerata come conseguenza naturale della vecchiaia. Le persone anziane erano considerate alla stregua di veggenti o di profeti in certe società, e particolarmente rispettate. Specialmente negli Stati Uniti e in alcune culture europee, gli anziani sono diventati forti, politicamente attivi, e non lasciano dubbi circa la loro saggezza al momento di rappresentare se stessi e i loro interessi.

Al contrario,vi sono stati periodi nella nostra società in cui le persone anziane erano considerate indifese e addirittura infantili, quindi trascurate e messe da parte, ovvero era particolarmente diffusa l’immagine della terza età come fase di declino in cui l’insufficienza umana e sociale veniva data per scontata. Questo è uno stereotipo che non rende ragione di una condizione che nella realtà dei fatti è molto diversificata, perché gli anziani non sono un gruppo umano omogeneo e la vecchiaia viene vissuta in modi molto diversi.

Troppo spesso la tendenza è quella di guardare a tutte le persone anziane come se il loro intelletto si deteriorasse gradualmente, mostrando una stasi nell’esito cognitivo; l’abilità di sviluppare nuove idee e approcci vigorosi e la saggezza sono viste semplicemente come prodotto di una lunga vita.

GOLDBERG ha tradotto la saggezza come riconoscimento di modelli, che si presenta come conoscenza quasi spontanea quindi capacità di anticipare gli eventi e di prendere decisioni intuitamene. La saggezza, intesa come la capacità di "vedere attraverso le cose", può essere identificata a seconda del contesto, come una competenza o expertise, che non si acquisisce semplicemente con la maturità, bensì dipende strettamente dalla qualità e quantità della vita mentale, sviluppata nel corso della propria esistenza: come la "condensazione delle attività mentali di tutta una vita".

Tutti gli uomini hanno potenzialità neurobiologiche per raggiungerla, non solo, ma devono consapevolmente gestire l’esperienze in maniera tale da non compromettere la plasticità della propria mente. e questa gestione dipende anche e soprattutto dalla nostra volontà e capacità di non lasciare che si diventi vittime delle routine che sono molto gradite dal nostro “pilota automatico mentale” ma che al tempo stesso finiscono inevitabilmente per compromettere la plasticità della nostra mente.

Elkhonon GOLDBERG ha affermato di recente che la neuroplasticità non riguarda solo i cervelli più giovani. Oggi ci si sta rendendo conto che il cervello è in grado di produrre neuroni durante tutta la sua esistenza e che questo processo può essere rinforzato con gli opportuni stimoli, ma GOLDBERG afferma una cosa diversa e, sotto certi aspetti, rivoluzionaria. Fino a ieri si credeva che le cellule del cervello fossero a "numero chiuso" e che, dopo una certa età, si trattava di conservare i neuroni a disposizione. L’esercizio mentale di cui parlavamo prima, serviva – dunque – a conservare. Oggi si scopre che i neuroni, come le altre cellule, muoiono e si riproducono in un’attività che dura tutta la vita; a ciò che si perde per strada si può – così – rimediare e, anzi, l’età avanzata non ha nulla da invidiare (dal punto di vista mentale) a quella giovanile. Le capacità cognitive dell’anziano non sono compromesse e ad esse si aggiunge l’esperienza da cui "sgorga la saggezza".

A dimostrazione di quanto espresso, possiamo notare quanti "vecchietti" ricoprono con successo importanti cariche dirigenziali e politiche e che, anche eventuali malattie, non incidono sulle capacità cognitive dell’anziano. Certo, tutto questo non è da vedere come un regalo della Natura perché anche la Natura va aiutata ad esprimersi al meglio. Mantenersi sempre attivi mentalmente, curare sempre hobby ed interessi, non farsi prendere – troppo spesso - dall’ozio, fare sempre qualcosa, anche e soprattutto dopo la pensione, aiuta a mantenere attivo e funzionante il nostro cervello. Cercare nuovi stimoli, non accontentarsi di quelli accumulati nel nostro bagaglio mentale, serve a rinforzare il processo di rinnovamento neuronale. Così come ci preoccupiamo di curare il nostro fisico e di fare esercizio per mantenerlo in buona salute, dobbiamo preoccuparci anche di far fare ginnastica al nostro cervello.

Parliamo allora di fitness cognitivo, di ginnastica del cervello, così come parliamo di footing o di stretching, cominciando da giovani, visto che non c’è nulla di peggiore dell’invecchiamento precoce del cervello! Una mente acuta si mantiene in forma proprio come un corpo da body building. È questa la tesi proposta da GOLDBERG che spiega ai suoi lettori come si fa una palestra per neuroni e sinapsi.

Lui la chiama "cognitive fitness", una forma fisica del cervello che permette una mente acuta, che dà corpo all'intelligenza, alla saggezza, alla capacità di risolvere i problemi con successo. Una palestra per stimolare le connessioni neuronali che, se opportunamente modellate, possono rimanere efficienti anche in tarda età.

La storia della "cognitive fitness" è a dir poco controcorrente, e diventa scandalosa per la neurologia ufficiale se si aggiunge (come GOLDBERG fa) che, come ogni forma fisica, si può conseguire con un programma adeguato. Perché è una realtà biologica, che si costruisce, da cercare nelle connessioni neuronali del nostro cervello che si possono modellare fino a essere mantenute efficienti anche a tarda età. Intrecciando i risultati della pratica clinica e della ricerca con i propri ricordi, aneddoti ed esempi storici, GOLDBERG spiega come funziona il cervello e come le strutture cerebrali si sviluppano e cambiano negli anni, lavorando sempre più all'unisono. E racconta questa "storia" uscendo dalla torre d’avorio dell’establishment scientifico, porgendo un vero e proprio invito al lettore: un programma di "fitness cognitivo", una palestra di esercizi mentali che servono a contrastare gli effetti negativi dell’invecchiamento e a migliorare la nostra capacità di prendere decisioni.

La spiegazione di questo è legata al fatto che le diverse aree del cervello non invecchiano tutte alla stessa velocità, e lo sviluppo di modelli può contribuire a frenarne l'erosione. Ma bisogna anche considerare che, se una persona ha una vita mentale attiva, sviluppa un maggior numero di neuroni e di connessioni neuronali, che gli consentono di limitare eventuali danni. Uno studio famoso mostra che i tassisti londinesi, costretti a memorizzare centinaia di strade, hanno una memoria spaziale particolarmente sviluppata. E ogni esperienza nuova o stimolante contribuisce a creare nuovi modelli che accrescono l'esperienza. Pensiamo al cervello come a un bersaglio, più o meno grande a seconda del numero di connessioni e di neuroni presenti: se i proiettili colpiscono un bersaglio di piccole dimensioni lo distruggono facilmente, ma un bersaglio grande, anche se danneggiato, mantiene larghe aree intatte.

Per essere in forma cognitivamente dobbiamo contare sulle esperienze acquisite, ma dando spazio alla novità, e non è una contraddizione. È giusto usare i modelli cognitivi che abbiamo elaborato per essere efficienti nel nostro settore specifico di attività. Sono loro il "pilota automatico" che ci fa lavorare bene senza troppo sforzo, ma non favoriscono la crescita di nuovi neuroni. Per questo, è importante cercare nuovi stimoli, dedicarsi ad attività diverse da quelle che ci sono familiari.

Eppure molti ricercatori additano il multitasking, il fare più cose simultaneamente, come fonte di stress e di invecchiamento: di là della soggettività, attivare processi mentali paralleli - per esempio leggere e parlare al telefono in contemporanea - può essere un utile allenamento, purché non generi disagio. Dobbiamo imparare ad ascoltarci per capire quando è il momento di fermarci.

Ci si può domandare a questo punto qual è la ginnastica migliore per il nostro cervello. Si possono creare esercizi appositi, da proporre ai pazienti in una vera e propria palestra pensata per allenare le varie funzioni cerebrali. GOLDBERG è convinto che le diverse forme di arte che hanno accompagnato tutta la nostra civiltà siano nate proprio per stimolare le nostre funzioni cerebrali, e ritiene che arte e atletica abbiano funzioni molto simili: la prima è destinata a tenere in esercizio il nostro cervello, l'altra il corpo.

Siamo abituati a pensare al nostro cervello secondo il classico dualismo cartesiano che contrappone mente e corpo. Ma le cose non stanno così. La nostra mente appartiene al corpo ed è governata da meccanismi biologici. Ci danniamo per mantenerci in forma e per apparire giovani nel fisico? Ebbene cominciamo a farlo anche con la mente.

Oggi quella che chiamiamo cognitive fitness è una realtà adatta a tutti. La ginnastica al cervello non fa bene solo a chi è malato, ed è stato osservato che gli individui che avevano subito danni cerebrali riuscivano a progredire grazie a esercizi mirati che stimolano le connessioni neuronali, ma è una forma necessaria di prevenzione utile a migliorare la qualità della nostra vita durante la vecchiaia. L'iniziale scetticismo della comunità scientifica è andato attenuandosi anche se ancor oggi è difficile che un medico di base consigli questo metodo poiché ci vuole ancora tempo perché diventi una prassi comune. Gli interessati sono soprattutto persone con un ampio bagaglio culturale alle spalle, preoccupate di non essere più all'altezza nello svolgere le loro usuali attività.

Il fatto è che oggi, anche da una prospettiva puramente di vita quotidiana, oltre che neurobiologica, lo stimolare costantemente attività mentali più ricche secondo le osservazioni di GOLDBERG non è semplicemente un lusso o un aspetto salutare da considerare nel tempo libero, bensì sta divenendo una contingente necessità esistenziale.

Non tutto il male viene per nuocere. E se per male intendiamo l'età che avanza, qualche incertezza nel ricordare i fatti recenti e a riconoscere i nomi, non bisogna preoccuparsi più di tanto. È il prezzo della saggezza. La saggezza, intesa in senso cognitivo, si nutre di due elementi contrastanti: da una parte il bagaglio acquisito dall'esperienza, dalle proprie competenze, e dall'altra la personalità e la tensione verso la novità. Come a dire: più stimoliamo il cervello più saremo in grado di farlo in futuro.

Una delle caratteristiche della saggezza è la capacità di riuscire a riconoscere nell'attività quotidiana modelli di comportamento e pensiero già affrontati, senza fissarsi su di essi ma favorendo le novità. GOLDBERG sostiene che la saggezza nasce da una sorta di intuizione ... non dell'intuizione come di qualcosa che si oppone al razionalismo ma di un processo biologico: il nostro cervello, quando funziona bene in tarda età, è in grado di trovare delle scorciatoie. Non è l'illuminazione divina: sono i neuroni, ovvero il nostro corpo, a dare le risposte giuste, a trovare la strada. Grazie al lavoro dell'emisfero destro, proteso verso le novità, e di quello sinistro, che rielabora l'esperienza passata. La palestra cognitiva stimola entrambi gli emisferi e dimostra che l'invecchiamento non è solo una cosa negativa. Anzi, è prezioso: ci dà maggiore saggezza cognitiva. Che non è poco.

Riguardo alla funzione dell’arte... GOLDBERG fa osservazioni anche di carattere pratico, mettendo in evidenza quali a suo parere siano le funzioni di stimolo e rigeneratrici di arte e musica. "L’arte svolge nella società un’importante funzione di esercizio per la mente e i sensi, e così facendo potenzia le facoltà celebrali in modo illimitato, senza che siano legate a mansioni particolari: l’arte e la musica non sono perciò aspetti più frivoli della buona salute mentale, sono piuttosto gli strumenti critici per conseguire e mantenere tali condizioni. Se a qualcuno sorgesse il dubbio che non sia così necessario dedicarsi a particolari esercizi mentali quando siamo già costantemente sottoposti, nella “vita reale”, ad attività che richiedono uno sforzo mentale notevole, direi che tali attività sono per lo più ripetitive e costrette all’interno di confini professionali o ruoli sociali. Al contrario, l’arte permette di sviluppare una serie di esercizi mentali più universali, più efficienti, meno angusti e legati alla professione di ognuno".

E se Colombo o Magellano avessero preso il Prozac? Probabilmente sarebbero rimasti felici e contenti a Siviglia, Lisbona o Cadice e non avrebbero scoperto territori sconosciuti. "L'immagine è fantasiosa, ma coglie un'importante verità", spiega Elkhonon GOLDBERG: "La ricerca di innovazioni e il viaggio verso l'ignoto sono stimolati da un senso di insoddisfazione per lo status quo: le persone felici e soddisfatte non scoprono nuove terre e non danno l'avvio a rivoluzioni scientifiche". Anche qui entrano in gioco gli emisferi cerebrali, che nell'elaborazione delle emozioni ricoprono ruoli diversi: "L'emisfero sinistro media le emozioni positive, il destro quelle negative", precisa il neurologo: "Sono lo Yin e lo Yang del cervello". Ed è l'inquietudine dell'emisfero destro che porta a cercare nuove soluzioni, o nuove terre. È noto che molti grandi scrittori, scienziati ed esploratori - personaggi come Napoleone, Newton, Byron o Churchill - hanno sofferto di episodi depressivi.

Elkhonon GOLDBERG afferma nell’Epilogo de Il paradosso della saggezza. Come la mente diventa più forte quando il cervello invecchia: "… come tutti voi ho accumulato la mia parte di modelli neurali, che mi permette di capire il mondo in cui vivo in modo sufficientemente efficiente. L'insieme di questi modelli e di tutti quelli che avrei potuto utilizzare, costituisce la somma delle mie esperienze di vita, …".

La frase del giornalista radiofonico australiano Peter THOMPSON riassume bene l’essenza e la sintesi di questo interessantissimo libro: "Il dono della saggezza è una ricompensa, non un diritto. Bisogna guadagnarselo. E allo stesso modo bisogna lavorare per acquisire competenza".

Vorremmo aggiungere alcune ulteriori considerazioni, allo scopo di semplice riflessione, che non riguardano il pensiero di GOLDBERG ma il nostro ambito lavorativo.

Ci chiedevamo,quanto può aiutare un professionista della Sanità l’essere inserito in un determinato ambito, ricoprire un certo ruolo, svolgere funzioni ripetitive e routinarie, non lasciando spazio alla propria spinta innovativa e di ricerca di nuove strategie e soluzioni dato il campo ristretto in cui ci si può muovere? L’aver parcellizzato l’assistenza, l’essere inseriti in determinate categorie, lo scarso confronto con le altre figure professionali con le quali dovremmo formare équipe multidisciplinari di professioni orientate verso lo stesso obiettivo, la scarsa possibilità di prendere decisioni innovative o diverse da quelle adottate in modo routinario o che rispondono a vecchie e consolidate consuetudini, non riducono o deprimono il campo di azione mentale e cognitiva del professionista sanitario?

Questo potrebbe essere in contrasto con ciò che è indicato da GOLDBERG. E allora ci chiediamo se questa "limitazione mentale e cognitiva" e questa scarsa libertà d’azione, oltre a restringere le potenzialità del professionista, la sua crescita professionale, non influisca in modo significativo su ciò che in sanità geriatrica si dovrà offrire nell’assistenza all’anziano.

Se non si è in possesso di una convinzione di progresso della mente e se non si ha la possibilità di esercitare in piena autonomia la propria attività professionale, quanto vantaggio può portare il nostro lavoro di assistenza all’anziano in determinate condizioni patologiche e sopratutto come si possono creare i presupposti necessari a condurre lo stesso verso un percorso favorente la propria condizione di "uomo saggio".

Per condurre a termine la Nostra lettura riportiamo la recensione del saggio in questione, il cui titolo originale è The Wisdom Paradox. How Your Mind Can Grow Stronger As Your Brain Grows Older, apparsa sul prestigioso The New York Review of Books:: "Non solo l'esperienza e il trascorrere del tempo potenziano le capacità intuitive delle persone che invecchiano; è la biologia stessa a farlo. Lo dimostra GOLDBERG con le sue ricerche basate sulla neuroradiologia".    

                                                                    Giovanni - Fabio - Paola - Adolfo

 

 
IL SOLE ROSSO di Adolfo Stellato

Spesso troppo spesso, quel colore, quella luce si colora di “rosso”. In Italia, nel 2006 sono stati rilevati 238.124 incidenti con 5.669 morti e 332.955 feriti, di cui 93.320 gli incidenti con 1.852 morti e 107.670 feriti, in cui è stato coinvolto un veicolo a due ruote.

Gli incidenti che registrano la maggiore frequenza di decessi avvengono nelle ore notturne del week-end, soprattutto il venerdì ed il sabato notte. La fascia di età più colpita dalle conseguenze degli incidenti stradali (ferimento e/o decesso) è quella tra i 25 e i 29 anni. ( Fonte ISTAT) Questi numeri fanno rabbrividire, ancor di più quando si pensa che si ripetono in maniera ciclica, ogni anno, ogni mese, ogni settimana. I dati ISTAT precedentemente rappresentati sono suffragati dai dati empirici relativi alla mia professione, sono Infermiere in sala operatoria d’urgenza  e in 20 anni troppe volte ho visto il sole colorarsi di “rosso”. A tal proposito voglio raccontarvi una mia esperienza professionale, una su tutte, che a distanza di anni ancora orbita nella mia mente.

Era una timida domenica di fine estate, mancava poco alla fine del turno di guardia, quando all’improvviso il campanello squillò all’impazzata; per abitudine l’accesso del paziente in sala operatoria è preceduto da una telefonata da parte dell’operatore, per cui quella “scampanellata” non mi preoccupò più di tanto, fino  a quando non vidi entrare i rianimatori e i ginecologi,  a seguito una barella con una giovane donna.        Realizzai che si trattava di un evento di estrema urgenza, infatti, appresi che bisognava intervenire tempestivamente per tentare di salvare il bimbo che portava in grembo; la giovane donna era gravida all’ottavo mese.

 Messo da parte il coinvolgimento emotivo mi adoperai a rendere tempestivo l’intervento. Il bimbo,  un bel maschietto, vide la luce, emise un breve gemito e poi… il suo cuoricino smise di battere; contemporaneamente il padre moriva al pronto soccorso e dopo pochi minuti la famiglia si ricongiunse, morì anche la mamma.

Tra lo smarrimento e la collusione emotiva cercai di capire la causa di tutto ciò: i due giovani, mentre tornavano a casa con la loro  utilitaria furono letteralmente travolti da un’automobile di grossa cilindrata che procedeva nel senso opposto,  alla guida due “balordi” ancora fumanti di alcool e droga.

È pur vero che gli incidenti dipendono da molteplici fattori, ma il comportamento umano, come  l’eccesso di velocità e l’assunzione di alcool combinato con droghe e farmaci  è il fattore che determina il maggior numero di incidenti.

Si sa l’alcool è una sostanza in libera vendita e anche se piccole quantità di alcol hanno un’azione rilassante, i problemi nascono dal modo con cui esso viene abusato ed assunto insieme ad altre sostanze psicotrope. In situazioni di abuso l’alcol induce difficoltà nel coordinare i movimenti, disturbi visivi, forte rallentamento dei riflessi, distacco dalla realtà circostante, e pensate che  già  una alcolemia di 20 mg per 100 ml di sangue  può ridurre l’ampiezza del campo visivo e rallentare i tempi di risposta ad uno stimolo.

E’ utile sottolineare che a parità di quantità assunta gli effetti sono fortemente condizionati dalla abitudine alcolica, dal sesso (le donne sono più suscettibili ai   danni e agli effetti rispetto agli uomini), dall’età (i giovani sono molto più vulnerabili degli adulti), dal tipo di bevanda alcolica assunta (fermentato come vino e birra o distillato come i super alcolici), dalle condizioni di assunzione (a stomaco vuoto l’alcol viene assorbito più rapidamente ed in maggiore quantità), dalla variabilità individuale.

Ovviamente non è mia intenzione moralizzare o addirittura bandire l’alcool e sono altrettanto convinto che il week-end  è fatto per distrarsi e divertirsi dopo una settimana di studio o di lavoro. Ma ci si può divertire anche senza ubriacarsi, né tantomeno assumere stupefacenti. Però può darsi che con gli amici in allegria, ci scappi qualche bicchiere in più: attenzione è facile superare gli 0,5 mg/l di tasso alcolemico previsto dalla legge. Chi si trova in questa situazione non può (NON DEVE) guidare: sarebbe molto pericoloso per la sua vita e per quella degli altri, pensate solo per un attimo all’episodio che vi ho raccontato.  Allora è meglio mettersi d'accordo tra gli amici e prevedere il guidatore designato (designated driver): a turno un amico abilitato alla guida di veicoli a motore si impegna a non bere e a portare in sicurezza gli altri a casa.

In conclusione aggiungo che la vita è un dono tanto prezioso quanto fragile e pertanto va custodito con grande delicatezza.

Adolfo Stellato

 “A volte non basta una vita per cancellare un attimo, ma basta un attimo per cancellare una vita”. (Jim Morrison)

 
IMPOSSIBILE (Anonimo)

Impossibile è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo.
 Impossibile non è un dato di fatto,
 è un’opinione.
 Impossibile non è una regola
 è una sfida.
 Impossibile non è uguale per tutti. Impossibile non è per sempre.
 
 Niente è impossibile

 
QUANTI ANGELI NEL CIELO di Adolfo Stellato

Come tutti i lunedì (giorno dedicato all’I.V.G.), assolto il mio compito di preparazione della camera operatoria, nell’attesa del medico, intrattenevo le pazienti cercando di addolcire la loro attesa, preoccupandomi di rassicurarle sull’esito corretto sia dell’intervento che dell’anestesia.
Finalmente arriva il medico, “iniziano le danze”. Il primo intervento, il secondo, il terzo e via via fino all’ultimo, l’ottavo. Posizionata la paziente sul letto operatorio, per evitarne l’imbarazzo, aspettai che l’anestesia facesse effetto, una volta avuto l’ok dall’anestesista, posizionai le placche e il medico iniziò l’atto chirurgico. Per un momento la mia attenzione fu attratta dalla discussione di un collega , il mio sguardo si allontana dal campo operatorio, finché  uno strano calore sulla  mano mi richiama lo sguardo all’intervento. Quel calore proveniva dal “prodotto abortivo” stranamente non un agglomerato di cellule amorfe, ma, un abbozzo di feto, con una parte tondeggiante, verosimilmente “la testa” ma,  visibili e ben riconoscibili gli arti.

Il mio corpo si gela, la mia mimica, in genere sorridente piomba in una profonda angoscia, tutto ciò che mi circonda sembra surreale, l’unica realtà è il calore di quel essere sulla mia mano, quasi aggrappato, come chi cerca aiuto.

L’intervento finisce, ma l’angoscia rimane…il  turno termina, torno a casa, tutto come prima…mai trasmettere le  frustrazioni professionali in famiglia.

La sera a letto, prima che il sonno mi inebriasse la mente, ecco,  inizia il resoconto della giornata, tante cose fatte in quel giorno, ma un solo pensiero dominava la mia mente. L’immagine di quel essere,  il suo  calore, un calore così strano, un calore così profondo, “il calore della vita”

La notte da buoni consigli, infatti, l’indomani, appena in servizio, mi precipito negli uffici presso la Direzione Sanitaria per avvalermi dell’articolo 9 della l.194,il quale riconosce  per medici e infermieri l’obiezione di coscienza. Non volevo in nessun modo continuare a  far parte dell’equipe addetta alla  “strage degli innocenti”, la mia coscienza è finalmente appagata! Almeno credevo, infatti, ignoravo che l’applicazione dell’art. 9 esclude la possibilità di far parte di consultori o di strutture pubbliche dove si pratica l’aborto, in buona sostanza, dove la gestante può rivolgersi per un consiglio prima di interrompere la gravidanza. “Secondo lo spirito della legge la gestante deve incontrare sulla sua strada solo personale abortista”: il rischio è che personale contrario consigli alla donna di portare a termine la gravidanza, le spieghi cosa  l’aborto è veramente, oppure, solo, la inviti a partorire il figlio, in casi estremi senza riconoscerlo, come è possibile fare secondo la legge italiana.

Inizia una nuova settimana, ecco… ci risiamo, è di nuovo lunedì, un collega ha preso il posto mio, ora ho più tempo per riflettere, per osservare queste donne, ma quali donne, la più grande è appena diciottenne! Provo a parlare con una di esse, cercando di capire le ragioni di questo atto estremo, la risposta? non lascia dubbi, ma, solo perplessità, la maggior parte di loro abortisce per fallimento della contraccezione. Insomma , l’aborto è la conseguenza logica di una mentalità contraccettiva che vede nella gravidanza non pianificata una minaccia intollerabile. Il proprio desiderio di maternità o di non maternità diviene così assoluto, e tale da inglobale qualsiasi istanza etica superiore.          

 Questo mio racconto non intende  giudicare l’attuale normativa sull’aborto o sulla recente diffusione dell’RU486 “la pillola del giorno dopo”, la drammaticità della donna che si trova sola con una gravidanza inattesa è una cosa molto seria, da non banalizzare o giudicare puntando il dito. Eppure, quante donne potrebbero compiere felicemente scelte a favore della vita nascente se solo fossero aiutate a capire l’importanza della vita che portano in grembo?

E, del resto, quante non darebbero la loro vita per salvare un figlio dopo la nascita?

A queste domande non ho ancora  risposte…concludo con una ammonizione della Beata “Madre Teresa di Calcutta”

 

“L’aborto è il più grande nemico della pace, perché se una madre può uccidere il figlio, ciò significa che gli esseri umani hanno perso totalmente il rispetto per la vita e più facilmente possono uccidersi a vicenda”

 

Quanti angeli nel cielo…mi piacerebbe averne più sulla terra….

Adolfo Stellato