Le scienze biologiche descrivono l’inizio dell’invecchiamento come il periodo in cui si perdono le capacità riproduttive, si va incontro alla progressiva e irreversibile alterazione dei tessuti dell’organismo e al rallentamento delle funzioni con il conseguente ammalarsi dell’individuo. Se da una parte l’invecchiamento è considerato impoverimento e perdita di alcune strutture e funzioni, dall’altra è anche conservazione e perfezionamento di altre. Ogni persona con il passare del tempo, va incontro a delle leggi naturali che governano i processi di invecchiamento, quali un deterioramento delle capacità di apprendere e memorizzare, ma anche la conservazione e l’affinamento di certi processi logici e concettuali. Al tempo stesso appaiono di grande rilevanza le variabili individuali, relative alle caratteristiche e alle esperienze di vita, che si evidenziano nella decadenza di quelle abilità meno utilizzate e nel consolidamento di quelle maggiormente esercitate.
Con l’avanzare dell’età, pertanto, le funzioni dell’organismo, compreso lo stesso cervello, non fanno che deteriorarsi, ma c’è una parte che si rafforza con l’età ed è la nostra mente. A dispetto dell’inevitabile deterioramento cerebrale essa riesce infatti a sfruttare al meglio le sue capacità, integrando pensiero ed esperienza, emotività, empatia ed intuizione.
Ad affermare ciò è il neuropsicologo di origine ebrea-russa di fama mondiale Elkhonon GOLDBERG. Ossia, non è vero che con l'avanzare dell’età la salute del nostro cervello e le nostre funzioni mentali non fanno altro che deteriorarsi. Al contrario: la mente si rafforza con l'età perché il cervello "maturo" riesce a sfruttare meglio la sua capacità di riconoscere modelli, cioè riesce a integrare pensiero ed esperienza usando meglio l'emotività, l'empatia e l'intuizione.
In questo libro GOLDBERG ci accompagna in modo personale ed originale in un viaggio che ci porta a comprendere meglio le dinamiche che alimentano e guidano soprattutto la nostra capacità di "problem solving". È un viaggio che a tratti si fa impervio fra concetti e termini scientifici, ma nello stesso tempo ci porta ad apprezzare la valenza di alcuni fondamentali scoperte fatte nel campo della neurobiologia riguardo al funzionamento del cervello: una struttura con una grande capacità di autoorganizzazione, in grado di produrre neuroni durante tutta la sua esistenza, ad essere rinforzato in questo processo con opportuni stimoli e, capace di gestire in modo diverso le novità e le informazioni già acquisite e i compiti di routine. Ovvero come lo stesso compito attivi aree cerebrali diverse a seconda dell’esperienza di chi le svolge.
In considerazione di ciò, GOLDBERG, nella descrizione del cervello, si addentra nel tema degli emisferi cerebrali e della loro funzione contraddicendone la categoricità: analitico, sede del linguaggio, della scrittura, del pensiero razionale, l’uno, sintetico, spaziale, creativo, sede dell’intelligenza artistica dell’altro. Egli afferma invece che nell’arco della vita si può verificare un cambiamento trasferendo le funzioni da un emisfero all’altro. Il centro di gravità cognitivo dunque si sposta da sinistra a destra e la maturità permette di vedere cose nuove attraverso il prisma dell’esperienza.
Queste scoperte, in particolar modo, riguardano la distinzione del concetto stesso di cervello rispetto alla mente; mentre il cervello con l’età è fisiologicamente destinato ad un organico invecchiamento, la mente grazie alla sua plasticità ha la capacità di rafforzare determinate potenzialità operative proprie con l’età. Queste potenzialità della mente però non si acquisiscono per caso, ma sono il frutto di esperienze ricche di continui stimoli e sfide gestiti consapevolmente in modo da formare quella che GOLDBERG definisce una “armatura mentale”. Infatti GOLDBERG evidenzia: “una vita mentale ricca di esperienze, che affronta le sfide mentali frequentemente e senza esserne turbata, ci ricompensa con un ricco arsenale di strumenti cognitivi i quali ci rigenerano abbondantemente man mano che invecchiamo e ci proteggono dagli effetti del declino celebrale”.
Invecchiando si acquisiscono maggiori capacità di risolvere problemi complessi, basandosi sul riconoscimento dei modelli cognitivi sviluppati nel corso della vita. È questa capacità di sfruttare le esperienze acquisite e ciò che viene da GOLDBERG definita saggezza, che non a caso è associata all’età matura.
È dimostrato come la ragione guadagna forza con l’esperienza, con la cognizione, con l’esercizio e con la riflessione; la mente diventa più acuta e il concatenamento delle idee più chiaro; in ogni materia si acquista, in grado sempre maggiore, vedute d’insieme sulle cose; le combinazioni sempre più variate delle cognizioni che già si possiedono, i nuovi acquisti che vengono ad aggiungersi, favoriscono il progresso continuo dello sviluppo intellettuale, nella direzione in cui il soggetto trova maggior occupazione.
Chi ha una vita più ricca di esperienze e di sfide è in grado di sviluppare modelli più complessi, e quindi di affrontare un maggior numero di situazioni nuove come se fossero familiari. Anche i cervelli danneggiati possono compiere performance eccezionali in quanto non necessariamente sono compromesse le funzioni cognitive, non solo ma il cervello è abbastanza flessibile per rispondere a nuove esigenze generate dallo stile di vita.
A questo proposito di certo interesse il terzo capitolo dedicato alle "menti anziane e potenti della storia", nel quale, si spiega da una parte, come anziani molto competenti in uno specifico settore riescono a gestire situazioni impegnative anche quando mostrano già deficit di memoria e di attenzione: ad esempio artisti come E. CHILLIDA o W. DE KOONING, che hanno realizzato opere importanti quando erano già malati di Alzheimer, dall’altra, come nella memoria di ciascuno di noi sono ben presenti figure emblematiche di anziani che con le propria vita, il proprio lavoro o il proprio operato sono diventati punti di riferimento di assoluto rilievo nel campo civile, spirituale, artistico, politico. Nella storia più recente si possono ricordare A. RUBINSTEIN, morto all’età di 95 anni che continuava a suonare quando era ormai vecchio, GOETHE, che completò il Faust, l’opera che l’ha reso immortale a 83 anni e GAUDÍ, l’architetto catalano che morì in un incidente a 74 anni, al vertice dell’attività creativa lasciando incompiuta la sua cattedrale, la Sagrada Famiglia di Barcellona.
Anche nella storia italiana vi sono esempi significativi: Sandro PERTINI fu eletto Capo dello Stato all’età di 82 anni. Un uomo con una esperienza di vita contrassegnata dall’esilio, dal carcere, dalla partecipazione alla resistenza, e prima di tutto, da un grandissimo impegno civile e politico, che lo rese un simbolo per tutti gli italiani.
Questo riferimento, suggerisce una considerazione di carattere generale: per alcune cariche, per lo più caratterizzate da importanti responsabilità nei confronti della società, l’età assume un peso rilevante. Si ipotizza, infatti, che la maturità dell’età adulta sia tale da consentire una lettura della società e dei suoi problemi più consapevole e "distaccata" di quella che potrebbe essere data da una persona giovane, considerata invece più competitiva dal punto di vista professionale, quando entrano in gioco altri tipi di incarichi e quindi altre valutazioni.
Non tutte le personalità hanno raggiunto la saggezza, la loro memoria e la loro attenzione sono state colpite, però una cosa è certa: la loro precedente esperienza è servita ad accumulare un insieme di modelli cognitivi utili a permetter agli stessi di fronteggiare molte situazioni, a mostrare competenza nei loro rispettivi campi.
L’analisi della saggezza nelle persone che invecchiano è controversa e può essere considerata da diversi punti di vista. La prospettiva storica mette in evidenza come in molte culture e società la saggezza era considerata come conseguenza naturale della vecchiaia. Le persone anziane erano considerate alla stregua di veggenti o di profeti in certe società, e particolarmente rispettate. Specialmente negli Stati Uniti e in alcune culture europee, gli anziani sono diventati forti, politicamente attivi, e non lasciano dubbi circa la loro saggezza al momento di rappresentare se stessi e i loro interessi.
Al contrario,vi sono stati periodi nella nostra società in cui le persone anziane erano considerate indifese e addirittura infantili, quindi trascurate e messe da parte, ovvero era particolarmente diffusa l’immagine della terza età come fase di declino in cui l’insufficienza umana e sociale veniva data per scontata. Questo è uno stereotipo che non rende ragione di una condizione che nella realtà dei fatti è molto diversificata, perché gli anziani non sono un gruppo umano omogeneo e la vecchiaia viene vissuta in modi molto diversi.
Troppo spesso la tendenza è quella di guardare a tutte le persone anziane come se il loro intelletto si deteriorasse gradualmente, mostrando una stasi nell’esito cognitivo; l’abilità di sviluppare nuove idee e approcci vigorosi e la saggezza sono viste semplicemente come prodotto di una lunga vita.
GOLDBERG ha tradotto la saggezza come riconoscimento di modelli, che si presenta come conoscenza quasi spontanea quindi capacità di anticipare gli eventi e di prendere decisioni intuitamene. La saggezza, intesa come la capacità di "vedere attraverso le cose", può essere identificata a seconda del contesto, come una competenza o expertise, che non si acquisisce semplicemente con la maturità, bensì dipende strettamente dalla qualità e quantità della vita mentale, sviluppata nel corso della propria esistenza: come la "condensazione delle attività mentali di tutta una vita".
Tutti gli uomini hanno potenzialità neurobiologiche per raggiungerla, non solo, ma devono consapevolmente gestire l’esperienze in maniera tale da non compromettere la plasticità della propria mente. e questa gestione dipende anche e soprattutto dalla nostra volontà e capacità di non lasciare che si diventi vittime delle routine che sono molto gradite dal nostro “pilota automatico mentale” ma che al tempo stesso finiscono inevitabilmente per compromettere la plasticità della nostra mente.
Elkhonon GOLDBERG ha affermato di recente che la neuroplasticità non riguarda solo i cervelli più giovani. Oggi ci si sta rendendo conto che il cervello è in grado di produrre neuroni durante tutta la sua esistenza e che questo processo può essere rinforzato con gli opportuni stimoli, ma GOLDBERG afferma una cosa diversa e, sotto certi aspetti, rivoluzionaria. Fino a ieri si credeva che le cellule del cervello fossero a "numero chiuso" e che, dopo una certa età, si trattava di conservare i neuroni a disposizione. L’esercizio mentale di cui parlavamo prima, serviva – dunque – a conservare. Oggi si scopre che i neuroni, come le altre cellule, muoiono e si riproducono in un’attività che dura tutta la vita; a ciò che si perde per strada si può – così – rimediare e, anzi, l’età avanzata non ha nulla da invidiare (dal punto di vista mentale) a quella giovanile. Le capacità cognitive dell’anziano non sono compromesse e ad esse si aggiunge l’esperienza da cui "sgorga la saggezza".
A dimostrazione di quanto espresso, possiamo notare quanti "vecchietti" ricoprono con successo importanti cariche dirigenziali e politiche e che, anche eventuali malattie, non incidono sulle capacità cognitive dell’anziano. Certo, tutto questo non è da vedere come un regalo della Natura perché anche la Natura va aiutata ad esprimersi al meglio. Mantenersi sempre attivi mentalmente, curare sempre hobby ed interessi, non farsi prendere – troppo spesso - dall’ozio, fare sempre qualcosa, anche e soprattutto dopo la pensione, aiuta a mantenere attivo e funzionante il nostro cervello. Cercare nuovi stimoli, non accontentarsi di quelli accumulati nel nostro bagaglio mentale, serve a rinforzare il processo di rinnovamento neuronale. Così come ci preoccupiamo di curare il nostro fisico e di fare esercizio per mantenerlo in buona salute, dobbiamo preoccuparci anche di far fare ginnastica al nostro cervello.
Parliamo allora di fitness cognitivo, di ginnastica del cervello, così come parliamo di footing o di stretching, cominciando da giovani, visto che non c’è nulla di peggiore dell’invecchiamento precoce del cervello! Una mente acuta si mantiene in forma proprio come un corpo da body building. È questa la tesi proposta da GOLDBERG che spiega ai suoi lettori come si fa una palestra per neuroni e sinapsi.
Lui la chiama "cognitive fitness", una forma fisica del cervello che permette una mente acuta, che dà corpo all'intelligenza, alla saggezza, alla capacità di risolvere i problemi con successo. Una palestra per stimolare le connessioni neuronali che, se opportunamente modellate, possono rimanere efficienti anche in tarda età.
La storia della "cognitive fitness" è a dir poco controcorrente, e diventa scandalosa per la neurologia ufficiale se si aggiunge (come GOLDBERG fa) che, come ogni forma fisica, si può conseguire con un programma adeguato. Perché è una realtà biologica, che si costruisce, da cercare nelle connessioni neuronali del nostro cervello che si possono modellare fino a essere mantenute efficienti anche a tarda età. Intrecciando i risultati della pratica clinica e della ricerca con i propri ricordi, aneddoti ed esempi storici, GOLDBERG spiega come funziona il cervello e come le strutture cerebrali si sviluppano e cambiano negli anni, lavorando sempre più all'unisono. E racconta questa "storia" uscendo dalla torre d’avorio dell’establishment scientifico, porgendo un vero e proprio invito al lettore: un programma di "fitness cognitivo", una palestra di esercizi mentali che servono a contrastare gli effetti negativi dell’invecchiamento e a migliorare la nostra capacità di prendere decisioni.
La spiegazione di questo è legata al fatto che le diverse aree del cervello non invecchiano tutte alla stessa velocità, e lo sviluppo di modelli può contribuire a frenarne l'erosione. Ma bisogna anche considerare che, se una persona ha una vita mentale attiva, sviluppa un maggior numero di neuroni e di connessioni neuronali, che gli consentono di limitare eventuali danni. Uno studio famoso mostra che i tassisti londinesi, costretti a memorizzare centinaia di strade, hanno una memoria spaziale particolarmente sviluppata. E ogni esperienza nuova o stimolante contribuisce a creare nuovi modelli che accrescono l'esperienza. Pensiamo al cervello come a un bersaglio, più o meno grande a seconda del numero di connessioni e di neuroni presenti: se i proiettili colpiscono un bersaglio di piccole dimensioni lo distruggono facilmente, ma un bersaglio grande, anche se danneggiato, mantiene larghe aree intatte.
Per essere in forma cognitivamente dobbiamo contare sulle esperienze acquisite, ma dando spazio alla novità, e non è una contraddizione. È giusto usare i modelli cognitivi che abbiamo elaborato per essere efficienti nel nostro settore specifico di attività. Sono loro il "pilota automatico" che ci fa lavorare bene senza troppo sforzo, ma non favoriscono la crescita di nuovi neuroni. Per questo, è importante cercare nuovi stimoli, dedicarsi ad attività diverse da quelle che ci sono familiari.
Eppure molti ricercatori additano il multitasking, il fare più cose simultaneamente, come fonte di stress e di invecchiamento: di là della soggettività, attivare processi mentali paralleli - per esempio leggere e parlare al telefono in contemporanea - può essere un utile allenamento, purché non generi disagio. Dobbiamo imparare ad ascoltarci per capire quando è il momento di fermarci.
Ci si può domandare a questo punto qual è la ginnastica migliore per il nostro cervello. Si possono creare esercizi appositi, da proporre ai pazienti in una vera e propria palestra pensata per allenare le varie funzioni cerebrali. GOLDBERG è convinto che le diverse forme di arte che hanno accompagnato tutta la nostra civiltà siano nate proprio per stimolare le nostre funzioni cerebrali, e ritiene che arte e atletica abbiano funzioni molto simili: la prima è destinata a tenere in esercizio il nostro cervello, l'altra il corpo.
Siamo abituati a pensare al nostro cervello secondo il classico dualismo cartesiano che contrappone mente e corpo. Ma le cose non stanno così. La nostra mente appartiene al corpo ed è governata da meccanismi biologici. Ci danniamo per mantenerci in forma e per apparire giovani nel fisico? Ebbene cominciamo a farlo anche con la mente.
Oggi quella che chiamiamo cognitive fitness è una realtà adatta a tutti. La ginnastica al cervello non fa bene solo a chi è malato, ed è stato osservato che gli individui che avevano subito danni cerebrali riuscivano a progredire grazie a esercizi mirati che stimolano le connessioni neuronali, ma è una forma necessaria di prevenzione utile a migliorare la qualità della nostra vita durante la vecchiaia. L'iniziale scetticismo della comunità scientifica è andato attenuandosi anche se ancor oggi è difficile che un medico di base consigli questo metodo poiché ci vuole ancora tempo perché diventi una prassi comune. Gli interessati sono soprattutto persone con un ampio bagaglio culturale alle spalle, preoccupate di non essere più all'altezza nello svolgere le loro usuali attività.
Il fatto è che oggi, anche da una prospettiva puramente di vita quotidiana, oltre che neurobiologica, lo stimolare costantemente attività mentali più ricche secondo le osservazioni di GOLDBERG non è semplicemente un lusso o un aspetto salutare da considerare nel tempo libero, bensì sta divenendo una contingente necessità esistenziale.
Non tutto il male viene per nuocere. E se per male intendiamo l'età che avanza, qualche incertezza nel ricordare i fatti recenti e a riconoscere i nomi, non bisogna preoccuparsi più di tanto. È il prezzo della saggezza. La saggezza, intesa in senso cognitivo, si nutre di due elementi contrastanti: da una parte il bagaglio acquisito dall'esperienza, dalle proprie competenze, e dall'altra la personalità e la tensione verso la novità. Come a dire: più stimoliamo il cervello più saremo in grado di farlo in futuro.
Una delle caratteristiche della saggezza è la capacità di riuscire a riconoscere nell'attività quotidiana modelli di comportamento e pensiero già affrontati, senza fissarsi su di essi ma favorendo le novità. GOLDBERG sostiene che la saggezza nasce da una sorta di intuizione ... non dell'intuizione come di qualcosa che si oppone al razionalismo ma di un processo biologico: il nostro cervello, quando funziona bene in tarda età, è in grado di trovare delle scorciatoie. Non è l'illuminazione divina: sono i neuroni, ovvero il nostro corpo, a dare le risposte giuste, a trovare la strada. Grazie al lavoro dell'emisfero destro, proteso verso le novità, e di quello sinistro, che rielabora l'esperienza passata. La palestra cognitiva stimola entrambi gli emisferi e dimostra che l'invecchiamento non è solo una cosa negativa. Anzi, è prezioso: ci dà maggiore saggezza cognitiva. Che non è poco.
Riguardo alla funzione dell’arte... GOLDBERG fa osservazioni anche di carattere pratico, mettendo in evidenza quali a suo parere siano le funzioni di stimolo e rigeneratrici di arte e musica. "L’arte svolge nella società un’importante funzione di esercizio per la mente e i sensi, e così facendo potenzia le facoltà celebrali in modo illimitato, senza che siano legate a mansioni particolari: l’arte e la musica non sono perciò aspetti più frivoli della buona salute mentale, sono piuttosto gli strumenti critici per conseguire e mantenere tali condizioni. Se a qualcuno sorgesse il dubbio che non sia così necessario dedicarsi a particolari esercizi mentali quando siamo già costantemente sottoposti, nella “vita reale”, ad attività che richiedono uno sforzo mentale notevole, direi che tali attività sono per lo più ripetitive e costrette all’interno di confini professionali o ruoli sociali. Al contrario, l’arte permette di sviluppare una serie di esercizi mentali più universali, più efficienti, meno angusti e legati alla professione di ognuno".
E se Colombo o Magellano avessero preso il Prozac? Probabilmente sarebbero rimasti felici e contenti a Siviglia, Lisbona o Cadice e non avrebbero scoperto territori sconosciuti. "L'immagine è fantasiosa, ma coglie un'importante verità", spiega Elkhonon GOLDBERG: "La ricerca di innovazioni e il viaggio verso l'ignoto sono stimolati da un senso di insoddisfazione per lo status quo: le persone felici e soddisfatte non scoprono nuove terre e non danno l'avvio a rivoluzioni scientifiche". Anche qui entrano in gioco gli emisferi cerebrali, che nell'elaborazione delle emozioni ricoprono ruoli diversi: "L'emisfero sinistro media le emozioni positive, il destro quelle negative", precisa il neurologo: "Sono lo Yin e lo Yang del cervello". Ed è l'inquietudine dell'emisfero destro che porta a cercare nuove soluzioni, o nuove terre. È noto che molti grandi scrittori, scienziati ed esploratori - personaggi come Napoleone, Newton, Byron o Churchill - hanno sofferto di episodi depressivi.
Elkhonon GOLDBERG afferma nell’Epilogo de Il paradosso della saggezza. Come la mente diventa più forte quando il cervello invecchia: "… come tutti voi ho accumulato la mia parte di modelli neurali, che mi permette di capire il mondo in cui vivo in modo sufficientemente efficiente. L'insieme di questi modelli e di tutti quelli che avrei potuto utilizzare, costituisce la somma delle mie esperienze di vita, …".
La frase del giornalista radiofonico australiano Peter THOMPSON riassume bene l’essenza e la sintesi di questo interessantissimo libro: "Il dono della saggezza è una ricompensa, non un diritto. Bisogna guadagnarselo. E allo stesso modo bisogna lavorare per acquisire competenza".
Vorremmo aggiungere alcune ulteriori considerazioni, allo scopo di semplice riflessione, che non riguardano il pensiero di GOLDBERG ma il nostro ambito lavorativo.
Ci chiedevamo,quanto può aiutare un professionista della Sanità l’essere inserito in un determinato ambito, ricoprire un certo ruolo, svolgere funzioni ripetitive e routinarie, non lasciando spazio alla propria spinta innovativa e di ricerca di nuove strategie e soluzioni dato il campo ristretto in cui ci si può muovere? L’aver parcellizzato l’assistenza, l’essere inseriti in determinate categorie, lo scarso confronto con le altre figure professionali con le quali dovremmo formare équipe multidisciplinari di professioni orientate verso lo stesso obiettivo, la scarsa possibilità di prendere decisioni innovative o diverse da quelle adottate in modo routinario o che rispondono a vecchie e consolidate consuetudini, non riducono o deprimono il campo di azione mentale e cognitiva del professionista sanitario?
Questo potrebbe essere in contrasto con ciò che è indicato da GOLDBERG. E allora ci chiediamo se questa "limitazione mentale e cognitiva" e questa scarsa libertà d’azione, oltre a restringere le potenzialità del professionista, la sua crescita professionale, non influisca in modo significativo su ciò che in sanità geriatrica si dovrà offrire nell’assistenza all’anziano.
Se non si è in possesso di una convinzione di progresso della mente e se non si ha la possibilità di esercitare in piena autonomia la propria attività professionale, quanto vantaggio può portare il nostro lavoro di assistenza all’anziano in determinate condizioni patologiche e sopratutto come si possono creare i presupposti necessari a condurre lo stesso verso un percorso favorente la propria condizione di "uomo saggio".
Per condurre a termine la Nostra lettura riportiamo la recensione del saggio in questione, il cui titolo originale è The Wisdom Paradox. How Your Mind Can Grow Stronger As Your Brain Grows Older, apparsa sul prestigioso The New York Review of Books:: "Non solo l'esperienza e il trascorrere del tempo potenziano le capacità intuitive delle persone che invecchiano; è la biologia stessa a farlo. Lo dimostra GOLDBERG con le sue ricerche basate sulla neuroradiologia".
Giovanni - Fabio - Paola - Adolfo
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